Privacy, lavoro, algoritmi, podcast del Garante

Questa una nuova puntata del podcast informativo del Garante della privacy, che affronta in questo caso i diritti dei lavoratori e la gestione del lavoro tramite algoritmo.

Il nuovo episodio prende spunto da un provvedimento dell’Autorità del novembre 2024, che ha sanzionato per 5 milioni di euro una società di i food delivery che aveva utilizzato algoritmi per la definizione di turni, ordini, attivazione degli account e comunicazioni standardizzate.

Argomenti correlati e trattati sono la relazione tra protezione dei dati personali e Statuto dei lavoratori, controlli illeciti, sistemi di videosorveglianza e di geolocalizzazione. “E, se a vostra insaputa, la app che organizza il lavoro tracciasse i vostri spostamenti, anche fuori dall’orario di lavoro e i vostri dati personali fossero comunicati ad altri?”.

Fonte: Garante della privacy

Videosorveglianza in asilo nido, foto online, Garante Privacy

Telecamere in un asilo installate senza garanzie per la privacy. Questo il fatto segnalato dal Garante per la privacy nella newsletter N. 538 del 10 settembre 2025.

Tra gli accadimenti segnalati nel nuovo numero del periodico del Garante, figura il provvedimento che ha interessato un asilo nido, conseguente alla segnalazione di un genitore al quale era stata sottoposta al momento dell’iscrizione la necessità di fornire il consenso al trattamento delle immagini.

La struttura stava procedendo alla pubblicazione sul proprio sito e su Google Maps di immagini dei bambini, anche coinvolti in contesti delicati come il dormire o nei servizi igienici, al fine di evidenziarne una “giornata tipo”. Allo stesso tempo aveva installato un sistema di videosorveglianza utilizzato però anche nel corso della giornata lavorativa.

Il Garante ha sanzionato il nido con 10mila euro, obbligandolo quindi a eliminare le immagini. Secondo l’Autorità “i trattamenti effettuati dall’asilo non avrebbero potuto trovare giuridico fondamento nel consenso dei genitori, prevalendo, comunque, il superiore interesse dei minori a non vedere pubblicate online, per promuovere l’attività dell’asilo, le fotografie che li ritraggono in momenti particolarmente intimi della loro esperienza scolastico-educativa”. Il dissenso da parte del genitore non sarebbe stato inoltre possibile perché avrebbe precluso l’iscrizione.

Il sistema di sorveglianza, infine, non stava rispettando le norme sulla privacy, sia per i minori sia per lavoratori e fornitori. Violando anche lo Statuto dei lavoratori.

Fonte: Garante Privacy

Raccolta dati di navigazione dei dipendenti, Garante Privacy

Questo l’argomento affrontato dal Garante della Privacy nella newsletter n.35 del 30 maggio 2025, descrivendo una sanzione comminata alla Regione Lombardia.

Al termine di un periodo ispettivo il Garante ha accertato violazioni in merito a:

raccolta e conservazione dati di navigazione, anche su siti in black list, in mancanza di accordo collettivo sindacale e senza garanzie a tutela dei lavoratori, con conseguente accesso a comportamenti privati degli stessi;

mancanza di accordo sul trattamento dei metadati di posta elettronica.

Comminata una sanzione di 50mila euro e l’obbligo di adottare alcune misure a tutela della privacy come:

– anomizzazione log accesso fallito a black-list;

– cifratura dei nomi dipendenti ai quali sono stati assegnati computer portatili per il lavoro agile;

– riduzione de termine per la conservazione dei dati citati.

“Ancor prima dell’adozione del Documento di indirizzo del Garante sui metadati, la Regione aveva comunque attivato un processo di adeguamento alle indicazioni fornite nel tempo dall’Autorità in casi analoghi.

Per tali ragioni, pur prendendo atto delle iniziative intraprese dalla Regione nel corso dell’istruttoria per conformare i trattamenti alla normativa privacy, il Garante, oltre alla sanzione amministrativa, ha ingiunto una serie di misure correttive.”

Fonte: Garante Privacy

Garante Privacy: no geolocalizzazione dei dipendenti in smart working

Smart working e geolocalizzazione dei dipendenti. Questo l’argomento affrontato dal Garante della Privacy in una delle sue abituali newsletter che riportano notizie su sentenze, provvedimenti, norme.

Nella newsletter n.534 dell’8 maggio 2025 il Garante ha riportato il caso di un’azienda che stava rilevando la posizione dei propri dipendenti in smart working, che perpetrava un monitoraggio continuo per accertare la corrispondenza tra posizione geografica reale e indirizzo comunicato in sede di accordo individuale di smart working.

Una procedura di verifica a campione, somministrata senza informativa e base giuridica di supporto.

Al termine dei controlli, successivi a un reclamo di una dipendente e alla segnalazione dell’Ispettorato della Funzione Pubblica, è stata comminata all’azienda una sanzione di 50mila euro.

“Le diverse esigenze di controllo dell’osservanza dei doveri di diligenza del lavoratore in smart working non possono infatti essere perseguite, a distanza, con strumenti tecnologici che, riducendo lo spazio di libertà e dignità della persona in modo meccanico e anelastico, comportano un monitoraggio diretto dell’attività del dipendente non consentito dallo Statuto dei lavoratori e dal quadro costituzionale”.

FONTE: Garante Privacy

Vietato accedere all’email di un dipendente: Garante Privacy

Un datore di lavoro non può accedere all’email di un dipendente. Questo quanto ribadito dal Garante della Privacy, evidenziando nella newsletter del 22 ottobre un provvedimento adottato nei confronti di un’azienda.

La nota deriva da un contenzioso riguardante un agente di commercio e l’azienda con la quale collaborava e il fatto che tale azienda avesse effettuato tramite un apposito software, un backup della sua posta elettronica e dei suoi log di accesso. E inoltre, il fatto che i contenuti rilevati fossero poi stati usati dalla stessa azienda in un contenzioso.

Il Garante ha ricordato che: “la sistematica conservazione delle email – effettuata per un considerevole periodo di tempo (pari a tre anni successivamente alla cessazione del rapporto) – e la sistematica conservazione dei log di accesso alla posta elettronica e al gestionale utilizzato dai lavoratori non erano conformi alla disciplina di protezione dei dati. Tale conservazione infatti risultava non proporzionata e necessaria al conseguimento delle finalità dichiarate dalla Società di garantire la sicurezza della rete informatica e la continuità dell’attività aziendale”.

Ricostruire al dettaglio, attraverso tali dati, l’attività del lavoratore è contrario allo Statuto dei lavoratori che non ammette tali forme di controllo. Carente infine l’informativa con la quale l’azienda comunicava ai dipendenti la possibilità di accesso alle email.

L’Autorità ha comminato per tali comportamenti, una sanzione di 80mila euro e il divieto di utilizzo del software di backup.

FONTE: Garante Privacy

Scheda Garante: Tutela dati personali, la segnalazione e il reclamo

Pubblicata dal Garante per la privacy una scheda informativa sulle modalità di tutela di sé e di segnalazione di cui dispone un cittadino qualora ritenga di avere subito una violazione dei propri dati, nel rispetto del Regolamento (UE) 2016/679.

Segnalazione e richiamo. Il documento del Garante raccoglie e correda con i link necessari, le possibilità di cui dispone un cittadino nelle fasi successive all’istanza con il diritto di accesso, rettifica, cancellazione avanzato nei confronti dei soggetti che trattano i dati. Riassumiamo quanto descritto.

Segnalazione:

quando non possibile reclamo circostanziato;

per denuncia indirizzata a un controllo da parte del Garante;

va inviata in modalità cartacea in sede del Garante oppure via pec a protocollo@gpdp.it o protocollo@pec.gpdp.it;

non comporta provvedimento automatico;

riferimento è articolo 144 del Codice in materia di protezione dei dati personali;

segnalazione inviata da soggetto identificato, esistono circostanze in cui si può inviare in via anonima ma ciò potrà essere verificato;

gratuita;

previste segnalazioni specifiche per i casi di: revenge porn, telemarketing e cyberbullismo.

Reclamo:

“atto circostanziato con il quale l’interessato rappresenta all’Autorità una violazione della disciplina rilevante in materia di protezione dei dati personali”;

articoli 141 e 142 del Codice in materia di protezione dei dati personali;

dettagliato e documentato;

in modalità cartacea in sede, via pec a protocollo@gpdp.it o protocollo@pec.gpdp.it;

gratuito.

Fonte: Garante Privacy

Nota del Garante Privacy : Whistleblowing senza rispetto delle norme privacy

Massimo rispetto della privacy nella gestione dei casi di whistleblowing.

È quanto si legge in una nota del Garante della Privacy pubblicata a margine di una sanzione comminata a un’azienda ospedaliera e a una società informatica.

L’azione del Garante deriva da un ciclo di attività ispettive e ha rilevato nella gestione dei soggetti interessati violazioni del Gdpr e irregolarità nella configurazione dell’applicazione utilizzata.

Non era stata effettuata la valutazione impatto privacy, non informati i lavoratori sul trattamento dati, non inseriti i dati nel registro delle attività di trattamento. Ancora, credenziali di autenticazione del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza Rpct non gestita in maniera corretta.

Per quanto riguarda la società informatica di hosting, non aveva informato sul trattamento dei dati e aveva utilizzato anche per sé lo stesso servizio di hosting.

40mila euro la sanzione a entrambe, 30 giorni per adeguarsi alla normativa. Ciò tenendo conto della piena collaborazione mostrata.

Il Garante ricorda che “PA e imprese devono prestare la massima attenzione nell’impostazione e gestione dei sistemi di whistleblowing, garantendo la massima riservatezza dei dipendenti e delle altre persone”.

Fonte: Garante Privacy

Scheda Garante Privacy , Phishing, cos’è e come proteggersi

Pubblicata dal Garante per la protezione dei dati personali un’infografica con informazioni per gli utenti per proteggersi dal phishing, dalle tecniche di cosiddetta pesca online fraudolenta dei dati personali.

La scheda è stata realizzata nel 2020 ed è stata inserita dal Garante nell’insieme dei materiali informativi dedicati alla materia. Riporta suggerimenti per difendersi dai tentativi di appropriazione indebita di dati personali o aziendali cruciali, come username e password, PIN, numeri di conto corrente, bancomat e carte di credito.

Il phishing si evidenzia spesso su inviti per email, SMS, chat mascherati e che riportano richieste di click su link, form, per inviare richeiste, risolvere problemi o per consultare comunicazioni. False.

Il Garante raccomanda di:

innanzitutto utilizzare buon senso;

in ogni caso mai comunicare dati accessi e pass a sconosciuti;

enti banche e aziende non li richiedono mai;

non cliccare su link sospetti;

“posizionare sempre il puntatore del mouse sui link prima di cliccare: in molti casi si potrà così leggere in basso a sinistra nel browser il vero nome del sito cui si verrà indirizzati”;

osservare indirizzi e mittenti che spesso sono simili agli originali con evidenti errori ortografici;

diffidare dei messaggi con toni intimidatori;

utilizzare antivirus che sia in grado di proteggere anche dal phishing;

non salvare le pass sui browser;

utilizzare password articolate e cambiarle spesso;

per gli acquisti online preferire carte prepagate, sistemi di alert e controllare i movimenti.

FONTE: Garante Privacy

No al controllo a distanza dei lavoratori, sentenza Garante Privacy

Controllo lavoratori e privacy.

Nella newsletter del 3 dicembre 2021 il Garante per la protezione dei dati personali evidenzia una propria decisione dopo il reclamo di un dipendente d’azienda sul monitoraggio del personale tramite sistema telefonico call center.

Il Garante ha chiarito che “non è possibile attivare sistemi con funzioni di controllo a distanza dei lavoratori senza aver adottato tutte le tutele previste dallo Statuto dei lavoratori e dal Codice privacy.

FONTE: Garante Privacy

Smartphone: attenzione al microfono sempre acceso

Il Garante Privacy avvia un’indagine sulle app “rubadati” e sul mercato dei dati

Microfoni degli smartphone sempre accesi a carpire informazioni rivendute poi a società per fare proposte commerciali.

Un fenomeno sempre più diffuso, che sembrerebbe causato anche dalle app che scarichiamo sui nostri cellullari. Molte app, infatti, tra le autorizzazioni di accesso che richiedono al momento del download, inseriscono anche l’utilizzazione del microfono. Una volta che si accetta, senza pensarci troppo e senza informarsi sull’uso che verrà fatto dei propri dati, il gioco è fatto.

Su questo illecito uso di dati che si sta facendo alle spalle di persone ignare, già all’attenzione dei suoi uffici, il Garante per la privacy ha avviato un’indagine dopo che un servizio televisivo e diversi utenti hanno segnalato come basterebbe pronunciare alcune parole sui loro gusti, progetti, viaggi o semplici desideri per vedersi arrivare sul cellulare la pubblicità di un’auto, di un’agenzia turistica, di un prodotto cosmetico.

L’Autorità ha avviato un’istruttoria, in collaborazione con il Nucleo speciale privacy e frodi tecnologiche della Guardia di Finanza, che prevede l’esame di una serie di app tra le più scaricate e la verifica che l’informativa resa agli utenti sia chiara e trasparente e che sia stato correttamente acquisito il loro consenso.

La nuova attività del Garante si affianca a quella già avviata sulla semplificazione delle informative, attraverso simboli ed immagini, affinché gli utenti e i consumatori siano messi in grado in maniera sintetica ed efficace di fare scelte libere e consapevoli.

Fonte: Garante Privacy